Un nuovo studio presentato alla COP 21

Un nuovo studio presentato alla COP 21 sui sussidi ai combustibili fossili rivela che la spesa è 40 a 1 rispetto al GCF

C’è un secondo grande tema dentro la COP 21 di Parigi, oltre al Carbon Pricing, argomento che abbiamo già trattato e che vede mobilitata la Banca Mondiale, l’IMF, molti grandi Paesi e, soprattutto una pattuglia crescente di imprese grandi e medie. Alla fine il Carbon Pricing troverà una promozione nel testo del Patto di Parigi, oltre ad una schiera sempre crescente di sostenitori. L’altro tema, dicevamo, sono i sussidi ai combustibili fossili erogati in tutto il mondo. È evidente la simmetria tra i due argomenti: dare incentivi ai combustibili fossili ha l’effetto esattamente antitetico al Carbon Pricing.

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I sussidi ai combustibili fossili si compongono di due parti. I sussidi diretti ai consumatori, autotrasportatori, aereonautica, trasporti marittimi, agricoltura, pesca etc., ben noti in Italia; e le esternalità esentate, cioè quella parte molto più rilevante del costo dei combustibili per la collettività in termini di danni diretti alla salute, all’ambiente e alla qualità della vita che viene trasferita sulla fiscalità ordinaria.

Questa vicenda è rimasta a lungo avvolta nel mistero, perché mancavano dati attendibili. In pochi mesi l’atteggiamento è cambiato, per opera dell’OECD prima e dell’IMF in seguito. Proprio all’IMF si deve la pubblicazione di un saggio chiarificatore ad inizio 2013: “Energy Subsidy Reform: Lessons and Implications”. Contestualmente organismi come il G20 e le Nazioni Unite hanno cominciato a chiedere esplicitamente l’eliminazione dei sussidi energetici ambientalmente pericolosi. La COP 21 si è fatta immediata eco di questi appelli e, nei giorni della Conferenza questi dati sono circolati ad abundantiam. Trattandosi di strumenti che riguardano le politiche dei singoli Paesi, la COP 21 non poteva intervenire formalmente nella questione, ma le indicazioni politiche sono ormai chiare e largamente condivise.

Una nuova analisi condotta da Oil Change International e Climate Action Network - Europe e stata resa nota oggi al negoziato sul clima della COP21. Rivela che i paesi del G7 insieme con l'Australia spendono 40 volte più in incentivi di sostegno alla produzione di combustibili fossili di quanto non spendano in contributi al Fondo verde per il clima. Le cifre sono riportate nella figura, anche per l’Italia. L'analisi mostra che Australia, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti erogano circa 80 miliardi di US$ all'anno nel sostegno pubblico per i combustibili fossili, mentre i loro impegni totali al Green Climate Fund ammontano solo 2 Miliardi di US$ all'anno. L'analisi si trova in un recente rapporto pubblicato dalla Oil Change International e dal Development Institute che ha trovato 452 miliardi di dollari di sostegno pubblico per i combustibili fossili pagati ogni anno dai governi dei paesi del G20. Ciò a fronte di soli 121 miliardi di dollari pagati per i sussidi all’energia rinnovabile a livello globale ogni anno.

Se ne dovrebbe dedurre che le lamentele dei paesi ricchi quando si tratta di allargare i cordoni della borsa per contribuire ai finanziamenti per il clima, potrebbero trovare pronto conforto mettendo mano ai sussidi, dove sappiamo già che si possono trovare miliardi di dollari che potrebbero essere utilizzati per sostenere l'azione del clima e l'adattamento agli impatti climatici nei paesi poveri. Possiamo cioè spostare le centinaia di miliardi di dollari di sostegno pubblico per i combustibili fossili e usarlo per sostenere l'azione per il clima. L'eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili nei paesi ricchi potrebbe essere un enorme doppia vittoria. Sarebbe fermare un enorme spreco di denaro pubblico che sta guidando la crisi climatica, e allo stesso tempo liberando denaro che può aiutare i paesi poveri ad adattarsi agli impatti del cambiamento climatico e fare il passaggio alle energie rinnovabili.

L'analisi rivela che l'Australia spende 113 volte di più in sovvenzioni ai produttori di combustibili fossili rispetto agli impegni per il Green Climate Fund ogni anno; il Canada 79 volte di più; il Giappone 53 volte di più; il Regno Unito 48 volte di più; l’Italia, 42 volte di più; gli Stati Uniti, 32 volte di più; la Germania, 21 volte in più; e la Francia 6 volte di più.

(fonte: Susdef,  Behind Energy)